Come posso analizzare i backlink di un sito web?

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Come posso analizzare i backlink di un sito web?

Analizzare i backlink di un sito significa ricostruire quali pagine esterne lo stanno collegando e, soprattutto, capire che tipo di collegamenti sono: da quali domini arrivano, verso quali URL puntano, quale anchor text utilizzano, se sono ancora attivi e quanto sono realmente pertinenti.

Se vuoi semplicemente fare una prima verifica, puoi partire subito dal Backlink Checker gratuito di Semrush: inserisci il dominio o l'URL e puoi ottenere gratuitamente una prima panoramica anche di un sito concorrente. Esistono inoltre il Backlink Checker gratuito di Ahrefs e il Backlink Checker di Ubersuggest. Questo però è solamente il punto di partenza. Contare i backlink non equivale ad analizzarli: cento collegamenti provenienti da cento siti pertinenti costituiscono un profilo molto diverso da mille collegamenti generati dallo stesso dominio.

Chi preferisce non imparare strumenti, metriche e procedure può affidare direttamente queste attività a un professionista. Chebellagiornata propone servizi di ottimizzazione SEO e SEO avanzata, oltre all'analisi dei dati digitali per trasformare i dati raccolti dagli strumenti in decisioni operative.

In questa guida ci concentreremo esclusivamente sull'analisi dei backlink già esistenti. La costruzione e l'acquisizione di nuovi backlink è un'attività differente e merita una strategia dedicata.

Che cos'è tecnicamente un backlink?

Un backlink è semplicemente un collegamento presente su un sito esterno che conduce a una pagina del nostro dominio. Nel codice HTML potrebbe apparire così:

<a href="https://www.miosito.it/guida-seo">guida SEO</a>

Se questo codice è presente su altrosito.it e conduce a miosito.it, dal punto di vista di miosito.it abbiamo ricevuto un backlink. È quindi diverso dai link interni, che collegano invece due URL appartenenti allo stesso sito.

I collegamenti fanno parte dei segnali utilizzati dai motori di ricerca per comprendere il web. Google stesso spiega che utilizza i link sia per scoprire nuove pagine sia come uno dei segnali utili a determinarne la rilevanza. Questo però non significa che ogni backlink possieda lo stesso valore o che esista una formula del tipo “più backlink = migliore posizionamento”. Per questo, in una strategia di SEO, l'analisi deve partire dai singoli collegamenti e arrivare alla struttura complessiva del profilo off-page.

Quale strumento gratuito usare per analizzare i backlink?

La scelta dipende soprattutto da una distinzione: stai analizzando il tuo sito oppure quello di un concorrente?

Strumento Quando usarlo Punto di forza
Google Search Console Il tuo sito verificato Dati sui link rilevati da Google e completamente gratuiti
Semrush Free Backlink Checker Tuo sito o competitor Controllo rapido di qualsiasi dominio e principali metriche
Ahrefs Backlink Checker Tuo sito o competitor Backlink, referring domains e metriche Ahrefs
Ubersuggest Tuo sito o competitor Interfaccia semplice e panoramica immediata
Majestic Analisi più specialistica Metriche dedicate ai link come Trust Flow e Citation Flow


Per il proprio dominio consigliamo di partire sempre anche da Google Search Console. Nel report Link possiamo trovare le pagine più collegate esternamente, i siti con più link verso di noi e i testi dei link maggiormente rilevati. Abbiamo dedicato una guida specifica a Search Console, quindi qui è più importante chiarirne i limiti: il report non rappresenta necessariamente tutti i backlink esistenti e non è pensato per analizzare liberamente i domini concorrenti.

Per un competitor bisogna quindi affidarsi a crawler esterni come Semrush, Ahrefs, Majestic o Ubersuggest. Questi servizi possiedono propri sistemi che esplorano il web, scoprono collegamenti e costruiscono database indipendenti.

Ed è proprio per questo che due strumenti possono mostrare numeri differenti per lo stesso dominio senza che uno dei due sia necessariamente sbagliato: non stanno interrogando un archivio universale dei backlink, ma database costruiti attraverso crawler differenti.

Come analizzare realmente un profilo backlink

Dopo aver inserito un dominio nello strumento, non fermarti al numero grande mostrato nella dashboard. Un audit tecnico dovrebbe procedere almeno attraverso questi passaggi:

  1. Definisci cosa stai analizzando. Un dominio intero, un sottodominio, una directory e una singola URL sono oggetti differenti. Se vuoi confrontare due pagine concorrenti, analizzare l'intero dominio può produrre conclusioni fuorvianti.
  2. Confronta backlink totali e domini di riferimento. I backlink sono i singoli collegamenti; i referring domains sono invece i domini unici dai quali provengono. Attenzione: dominio di riferimento non significa sito che porta traffico, significa semplicemente dominio che contiene almeno un backlink rilevato. Un sito potrebbe generare centinaia di link attraverso footer o template ripetuti.
  3. Apri la pagina sorgente. Il dominio da solo dice poco. Bisogna verificare quale pagina contiene il link, di cosa parla, se è realmente accessibile, se il collegamento è ancora presente e quale relazione esiste tra il contenuto e la pagina collegata.
  4. Controlla la pagina di destinazione. È la homepage? Un articolo? Una categoria? Una pagina commerciale? Il profilo dei backlink permette di capire quali risorse del sito stanno ricevendo maggiore attenzione esterna e se questa distribuzione è coerente con le pagine che consideriamo strategiche.
  5. Studia l'anchor text. Il testo cliccabile può utilizzare il nome del brand, l'URL, una frase generica oppure una parola chiave. L'obiettivo non dovrebbe essere trovare una percentuale ideale universale, ma individuare pattern anomali o eccessivamente artificiali.
  6. Controlla gli attributi del link. Quelli comunemente definiti backlink “dofollow” sono in realtà normali collegamenti HTML privi di un attributo rel che ne modifichi la relazione. Possono invece essere presenti valori come nofollow, sponsored o ugc.
  7. Analizza link nuovi e persi. Gli strumenti professionali consentono di osservare come il profilo cambia nel tempo. Ricorda però che una data “first seen” indica generalmente quando quel crawler ha scoperto il collegamento, non necessariamente il giorno esatto in cui il link è stato pubblicato.
  8. Valuta la pertinenza. Un link proveniente da una pagina realmente collegata al nostro settore può essere molto più interessante di un link casuale proveniente da un dominio apparentemente forte. L'autorevolezza numerica deve sempre essere accompagnata dalla lettura del contesto.
  9. Guarda la distribuzione delle pagine collegate. Se quasi tutti i backlink puntano alla homepage mentre gli approfondimenti non ne ricevono alcuno, il quadro è diverso da un sito nel quale numerose risorse editoriali ricevono citazioni specifiche.
  10. Metti i backlink in relazione con i risultati organici. Il dato off-page acquista significato quando viene confrontato con query, visibilità e pagine realmente presenti nei risultati di ricerca.

Quest'ultimo punto è fondamentale. In Search Console possiamo osservare per quali query di ricerca una pagina appare, la sua posizione media e la differenza tra click e impression. Una pagina con molti backlink e poca visibilità non dimostra automaticamente che “i backlink non funzionano”. Potrebbe essere necessario verificare contenuto, intento, qualità tecnica, indicizzazione e numerosi altri elementi.

Domain Authority, DR, Authority Score e Trust Flow non sono metriche Google

Una delle fonti di confusione più frequenti nell'analisi dei backlink sono i punteggi di autorità. Semrush utilizza ad esempio Authority Score, Ahrefs utilizza Domain Rating, mentre Majestic è noto per Trust Flow e Citation Flow. Sono metriche molto utili per classificare e confrontare grandi quantità di dati, ma sono calcolate dai rispettivi provider.

Google non assegna pubblicamente un “Domain Rating” né un “Authority Score”. Per questo non ha nemmeno senso confrontare direttamente un DR 40 di Ahrefs con un Authority Score 40 di Semrush come se rappresentassero la stessa grandezza. Le metriche devono essere utilizzate come strumenti di filtro, non come sentenze.

Lo stesso principio è già importante quando si interpreta la keyword difficulty: anche quella è normalmente una metrica proprietaria e deve essere letta insieme a SERP, concorrenza e caratteristiche reali del progetto. Un backlink proveniente da un sito con una metrica elevata ma completamente estraneo all'argomento può essere meno interessante di un collegamento editoriale proveniente da una pubblicazione fortemente pertinente al nostro settore.

analizzare backlink

Follow, nofollow, sponsored e UGC: attenzione alle semplificazioni

Molti backlink checker dividono i risultati tra Follow e NoFollow. È una classificazione comoda, ma dal punto di vista tecnico bisogna fare qualche precisazione. Non esiste un attributo HTML standard rel="dofollow". Un normale link senza qualificazioni viene semplicemente trattato come collegamento standard.

Google permette invece di specificare relazioni particolari attraverso:

rel="nofollow", rel="sponsored" e rel="ugc".

Nella propria documentazione sui link in uscita, Google spiega inoltre che questi attributi vengono utilizzati come indicazioni per comprendere la natura dei collegamenti. Questo rende troppo semplicistica l'idea secondo cui “nofollow = backlink inutile”. Un'analisi seria deve osservare provenienza, contesto, natura del collegamento e distribuzione complessiva, non solamente un'etichetta.

Come capire se un backlink è di qualità?

Non esiste una singola metrica che possa rispondere automaticamente. Io utilizzerei almeno quattro livelli di verifica: dominio, pagina, contesto e destinazione. Il dominio deve avere un'identità e una tematica comprensibili. La pagina sorgente deve essere una risorsa reale e accessibile. Il contesto nel quale appare il collegamento deve avere senso. La pagina di destinazione deve essere coerente con ciò che il link promette.

Anche l'anchor va interpretata semanticamente. Se stiamo analizzando una pagina costruita attorno a determinate parole chiave, non significa che tutti i backlink debbano ripeterle esattamente. Anzi, una distribuzione composta esclusivamente da anchor commerciali identiche merita probabilmente un controllo più approfondito.

È molto più utile chiedersi se i siti che citano la pagina stanno descrivendola in maniera naturale e coerente con il suo intento di ricerca. Questo vale anche per contenuti molto specifici. Una risorsa costruita su parole chiave a coda lunga può ricevere pochi backlink ma estremamente pertinenti e ottenere comunque risultati interessanti.

Il volume di ricerca della keyword e il numero di backlink sono infatti grandezze completamente differenti: il primo riguarda la domanda di ricerca stimata, il secondo la rete di collegamenti che gli strumenti hanno individuato.

Come analizzare i backlink dei concorrenti senza arrivare a conclusioni sbagliate

L'analisi competitiva è uno dei motivi principali per utilizzare Semrush, Ahrefs, Majestic o Ubersuggest invece di affidarsi solamente a Search Console. Il metodo corretto è confrontare oggetti equivalenti.

Se vogliamo capire perché una determinata pagina concorrente è forte, ha più senso confrontare quella URL con la nostra URL equivalente piuttosto che confrontare semplicemente i backlink totali dei due domini. Dovremmo osservare quali pagine ricevono link, quanti domini differenti le citano, da quali tipologie di siti arrivano i collegamenti, quali anchor vengono utilizzate e come il profilo è cambiato nel tempo.

Successivamente possiamo mettere questi dati accanto alla strategia SEO della pagina: quali argomenti copre, quali keyword intercetta e quale livello di concorrenza esiste. La cannibalizzazione SEO delle keyword, per esempio, può creare una situazione nella quale segnali e backlink vengono distribuiti tra più URL molto simili anziché concentrarsi sulla risorsa che dovrebbe rappresentare realmente l'argomento.

Allo stesso modo, una pagina concorrente può avere molti più backlink della nostra ma soddisfare anche meglio l'intento, essere più completa o possedere una struttura tecnica superiore. La correlazione tra molti backlink e buon ranking non dimostra da sola che i backlink siano l'unica causa della posizione.

Spam Score e backlink “tossici”: non premere subito Disavow

Alcuni strumenti utilizzano etichette come Spam Score, Toxic Score o link potenzialmente dannoso. Sono indicatori molto utili per filtrare migliaia di backlink e individuare elementi da controllare, ma rimangono valutazioni prodotte da software di terze parti.

Non significano automaticamente che Google abbia penalizzato il dominio. Google spiega espressamente che nella maggior parte dei casi è in grado di valutare autonomamente quali link considerare e che la maggior parte dei siti non deve utilizzare lo strumento Disavow. Il rifiuto dei backlink è una funzione avanzata da usare con cautela soprattutto in presenza di un numero considerevole di link artificiali o di bassa qualità associati a un'azione manuale, o al concreto rischio di riceverne una. Prima di rifiutare automaticamente centinaia di domini perché un SEO tool li ha classificati come sospetti, quindi, è opportuno leggere la documentazione ufficiale Google sul Disavow.

Ancora più importante è evitare di creare volontariamente collegamenti destinati esclusivamente a manipolare il ranking. Le norme antispam di Google includono esplicitamente acquisto di link per il ranking, scambi eccessivi, sistemi automatici, directory di bassa qualità e altre pratiche artificiali. Questo tema diventerà particolarmente importante quando si passerà dall'analisi alla costruzione di nuovi backlink.

Come collegare l'analisi backlink agli altri dati SEO

Un errore frequente è aprire un backlink checker, osservare il Domain Rating del concorrente e fermarsi lì. L'analisi off-page acquista valore quando viene collegata all'intero progetto. Supponiamo che una pagina possieda numerosi backlink ma abbia perso traffico. Prima di attribuire il problema ai link dovremmo verificare quali query sono cambiate, se è variata la posizione, se esistono problemi tecnici o se un'altra pagina sta rispondendo meglio all'intento.

Allo stesso modo, meta title e meta description influenzano un'altra parte del percorso: come la pagina viene presentata nei risultati e la capacità dello snippet di generare un click. Non dobbiamo confondere un problema di backlink con un problema di CTR.

È precisamente per questo che fare SEO su Google significa lavorare contemporaneamente su contenuti, tecnica, struttura, dati e segnali esterni. I backlink possono contribuire alla forza di una pagina, ma non costituiscono una scorciatoia automatica per essere più visibili su Google, apparire in prima pagina o diventare primi su Google.

Un metodo gratuito per iniziare subito

Per chi vuole fare una prima analisi senza acquistare software, suggeriamo un approccio molto semplice. Per il proprio sito parti dal report Link di Search Console e ne esporterei i dati. Successivamente confronta il dominio con Semrush Free Backlink Checker e Ahrefs Backlink Checker. Per un concorrente parti invece da Semrush, Ahrefs o Ubersuggest, perché Search Console non permette di aprire la proprietà di un sito che non controlliamo.

I dati più interessanti possono essere raccolti in una tabella con almeno: dominio sorgente, URL sorgente, URL destinazione, anchor text, attributo del link, metrica del dominio, pertinenza tematica, stato del link e note.

A quel punto non avremo solamente “4.327 backlink”. Avremo un dataset che ci permette di capire chi sta collegando il sito, quali contenuti ricevono maggiore attenzione e come è costruito realmente il profilo off-page. Ed è questa la differenza tra controllare un numero e analizzare backlink con un metodo professionale.

Chi vuole affrontare autonomamente anche gli altri aspetti può consultare la guida su come fare SEO da soli; sui progetti più competitivi, invece, l'analisi dei backlink dovrebbe diventare parte di una strategia continuativa di web marketing e ottimizzazione organica.

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