Cosa si intende per SERP?

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La SERP è la pagina dei risultati mostrata da un motore di ricerca dopo che un utente ha effettuato una ricerca. L'acronimo deriva dall'inglese Search Engine Results Page, cioè letteralmente “pagina dei risultati del motore di ricerca”. Quando cerchiamo qualcosa su Google, la schermata che compare dopo aver premuto Invio è quindi una SERP Google. La stessa definizione può essere applicata anche a Bing e agli altri motori di ricerca.

La spiegazione sembra semplice, ma tecnicamente la SERP è molto più interessante di una normale lista di siti web. Oggi può contenere risultati organici, annunci sponsorizzati, immagini, video, prodotti, mappe, domande correlate, rich results, snippet in primo piano e funzionalità basate sull'intelligenza artificiale. Inoltre, due utenti possono effettuare la stessa ricerca e non visualizzare necessariamente una pagina identica.

Capire com'è costruita una SERP è quindi uno dei primi passaggi per comprendere realmente come funziona la visibilità sui motori di ricerca. Chi preferisce affidare questa analisi a professionisti può valutare il nostro servizio di ottimizzazione SEO oppure, per progetti più competitivi e strutturati, un percorso di SEO avanzata. Analizzare correttamente una SERP significa infatti andare molto oltre il semplice controllo di “chi è primo su Google”.

Come nasce una SERP Google?

Tutto parte da una ricerca. L'utente inserisce una frase come “ristorante giapponese”, “come scegliere le parole chiave” oppure “scarpe running uomo”. Quello che viene digitato costituisce una query di ricerca. Google interpreta quella query e cerca di mostrare nella SERP i risultati che ritiene più utili per soddisfare il bisogno dell'utente. Per questo è importante distinguere la query dalla parola chiave: la prima è ciò che una persona cerca realmente, la seconda è invece il termine o il gruppo di termini intorno ai quali possiamo organizzare un'attività SEO o pubblicitaria.

Dietro la stessa parola possono inoltre esistere esigenze completamente differenti. È quello che abbiamo approfondito parlando di intento di ricerca. Se cerchiamo “iPhone 17”, per esempio, Google deve cercare di comprendere se vogliamo informazioni sul prodotto, acquistarlo, confrontarne i prezzi, leggere recensioni oppure vedere immagini e video. La configurazione della SERP può cambiare proprio perché Google cerca di adattare il tipo di risultati alla natura della ricerca.

Questo è un punto fondamentale: non esiste una sola SERP Google standard. La documentazione ufficiale di Google Search Central sugli elementi visivi dei risultati specifica che l'aspetto di un risultato può variare, tra gli altri fattori, in base al dispositivo utilizzato, al Paese, alla lingua e alla query.

Da cosa è composta una SERP?

La struttura più semplice da comprendere è la distinzione tra risultati organici e annunci a pagamento. I risultati organici sono quelli selezionati dai sistemi di Google senza che il proprietario del sito paghi Google per quello specifico posizionamento. Sono i risultati sui quali lavora principalmente la SEO.

Gli annunci sono invece risultati pubblicitari. Google li identifica con apposite indicazioni come “Sponsorizzato” e possono essere mostrati in diverse posizioni della pagina. Google stesso distingue chiaramente risultati di ricerca e annunci. Abbiamo approfondito questo tema nella guida dedicata alla differenza tra SEO e Google Ads. Limitarsi però alla divisione “organico contro pagamento” restituisce ormai un'immagine troppo semplice della SERP moderna.

Google identifica infatti numerosi elementi visivi differenti. Tra quelli che possiamo incontrare ci sono:

  • risultati testuali, cioè i classici risultati che collegano una pagina web;
  • annunci sponsorizzati della rete di ricerca;
  • risultati Shopping e schede prodotto;
  • risultati immagini;
  • risultati video;
  • risultati locali e mappe per ricerche con componente geografica;
  • rich results, che possono mostrare informazioni aggiuntive grazie anche ai dati strutturati;
  • featured snippet, cioè estratti evidenziati che cercano di rispondere direttamente a determinate domande;
  • domande correlate, spesso indicate come “Le persone hanno chiesto anche”;
  • ricerche correlate e sistemi che aiutano l'utente a esplorare ulteriormente l'argomento;
  • AI Overviews e altre funzionalità AI quando i sistemi Google ritengono utile mostrarle.

È quindi più corretto immaginare la SERP come un'interfaccia dinamica costruita intorno alla ricerca dell'utente, non come una semplice classifica numerata di URL.

Come è fatto un normale risultato organico?

Il classico risultato testuale rimane uno degli elementi più importanti della SERP Google. Secondo la nomenclatura utilizzata oggi da Google, può comprendere diversi elementi. Tra i principali troviamo l'attribution, che identifica la fonte attraverso elementi come nome del sito, favicon e URL visibile; il title link, cioè il titolo cliccabile del risultato; e lo snippet, ovvero il testo descrittivo mostrato sotto al risultato. Qui entra in gioco ciò che abbiamo già analizzato nella guida dedicata a meta title e meta description.

È importante non confondere però il codice inserito sul sito con ciò che comparirà necessariamente nella SERP. Il tag <title> può influenzare il title link, ma Google può generare un titolo differente utilizzando diverse fonti. Allo stesso modo la meta description è una possibile fonte dello snippet, ma Google può utilizzare un estratto differente della pagina quando lo ritiene più pertinente alla query.

Anche per questo la lunghezza della meta description non dovrebbe essere trattata come una regola matematica capace di controllare esattamente ciò che l'utente vedrà. Il concetto importante per comprendere la SERP è quindi questo: il risultato visualizzato non è necessariamente la riproduzione letterale dei dati che abbiamo inserito nella pagina.

Perché la SERP cambia in base alla ricerca?

Proviamo a fare quattro ricerche molto diverse:

“come fare la carbonara” potrebbe mostrare ricette, immagini, video e domande correlate.

“ristorante Padova” potrebbe dare grande importanza a Maps e ai risultati locali.

“Nike Air Max prezzo” può produrre una SERP fortemente commerciale, con prodotti, Shopping e siti e-commerce.

“cos'è una SERP” ha invece principalmente un intento informativo e tende a privilegiare definizioni e guide.

Prima ancora di guardare il volume di ricerca di una keyword, quindi, è estremamente utile aprire Google e osservare concretamente la SERP. Lo abbiamo già suggerito nella guida dedicata a come trovare il volume di ricerca: il numero di ricerche ci dice quanta domanda potenziale esiste, mentre la SERP ci aiuta a capire come Google sta interpretando quella domanda.

Questo è particolarmente importante quando dobbiamo scegliere le parole chiave giuste. Una keyword può sembrare perfetta all'interno di un foglio Excel, ma se Google mostra esclusivamente risultati che rispondono a un intento completamente diverso dalla nostra pagina, il dato dovrebbe farci riflettere. Lo stesso vale per le parole chiave a coda lunga: una query più specifica può produrre una SERP diversa e intercettare una fase molto più precisa del percorso dell'utente.

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La SERP è uguale per tutti?

No. Ed è uno degli aspetti più importanti da capire quando si controlla manualmente il proprio posizionamento. La SERP può cambiare in funzione della ricerca, ma anche del Paese, della lingua, della posizione geografica, del dispositivo e di altri elementi contestuali. Google può inoltre personalizzare alcuni risultati quando sono abilitate determinate funzionalità.

Questo rende poco affidabile il metodo:

“Ho cercato la mia parola chiave sul mio computer e sono terzo, quindi il mio sito è terzo su Google.”

Non esiste necessariamente una terza posizione identica e permanente per tutti gli utenti. È proprio per questo che abbiamo dedicato un articolo specifico alla posizione media in Search Console. La posizione registrata nei dati aggrega le impression avvenute realmente e non deve essere confusa con una fotografia universale della SERP. Questo concetto diventa ancora più importante quando diciamo di voler essere primi su Google: prima dobbiamo specificare per quale ricerca, in quale contesto e in quale tipo di risultato.

Essere nella SERP non significa necessariamente ricevere un clic

Un altro errore consiste nel trattare la presenza nella SERP come sinonimo di traffico. Se Google mostra una nostra pagina, abbiamo generato un'impression. Se l'utente seleziona il nostro risultato, possiamo ottenere un clic. Il rapporto tra queste due grandezze contribuisce al CTR.

La differenza tra click e impression è importante proprio perché la SERP crea uno spazio competitivo: l'utente può scegliere noi, un concorrente, un annuncio, un risultato Shopping, una mappa, un video oppure può ottenere parte dell'informazione direttamente nella pagina di Google.

Due SERP possono quindi generare opportunità di clic molto differenti anche quando una pagina occupa apparentemente una posizione simile. Immaginiamo una posizione organica numero tre. In una SERP molto semplice potrebbe comparire immediatamente nella parte alta dello schermo. In un'altra ricerca potrebbero esserci prima annunci, prodotti, mappe o altri elementi.

La posizione numerica da sola non descrive quindi completamente la visibilità reale. Questo è uno dei motivi per cui parlare semplicemente di prima pagina su Google è utile come concetto generale, ma insufficiente per un'analisi professionale della Search.

Come analizzare tecnicamente una SERP

Una buona analisi SERP non consiste solamente nel controllare quali domini occupano le prime dieci posizioni. Prima bisogna osservare che cosa Google ha deciso di mostrare. Per una keyword che stiamo valutando, bisogna controllare almeno questi aspetti: intento dominante, tipo di pagine posizionate, presenza di annunci, risultati locali, Shopping, video, immagini e altre SERP feature; tipologia dei domini presenti; modalità con cui sono costruiti title e snippet; presenza di brand particolarmente forti; grado di specializzazione dei contenuti e differenze tra le prime posizioni.

Questa lettura permette anche di interpretare meglio la keyword difficulty. Un punteggio fornito da un software SEO può essere utile, ma osservare direttamente chi occupa la SERP consente di comprendere contro quali pagine dovremmo realmente competere. È lo stesso motivo per cui Google Keyword Planner non dovrebbe essere utilizzato isolatamente: possiamo trovare keyword, volumi e dati commerciali, ma dobbiamo poi osservare la SERP reale prima di decidere quale pagina costruire.

Come vedere nei dati se il nostro sito appare nelle SERP?

Lo strumento principale è Google Search Console. Nel report Performance possiamo analizzare le query per le quali il sito ha ottenuto impression, i clic ricevuti, il CTR e la posizione. La nostra guida a Search Console approfondisce l'utilizzo dello strumento.

Una cosa importante è però distinguere l'osservazione della SERP dai dati Search Console. Quando apriamo Google stiamo vedendo una specifica pagina dei risultati in uno specifico momento. Search Console aggrega invece dati provenienti dalle impression realmente generate dal nostro sito nelle ricerche degli utenti.

Per questo le due analisi si completano: la SERP ci permette di studiare il contesto competitivo; Search Console ci consente di capire come il nostro sito sta effettivamente partecipando a quel contesto. Se più URL dello stesso sito iniziano ad apparire alternativamente per gruppi molto simili di ricerche, può inoltre essere utile verificare se esiste un problema di cannibalizzazione SEO delle keyword.

Le SERP stanno cambiando con l'intelligenza artificiale?

Sì. La pagina dei risultati Google non è un'interfaccia immutabile e negli ultimi anni si è evoluta ulteriormente con l'introduzione delle funzionalità basate sull'intelligenza artificiale. Google documenta oggi espressamente funzionalità come AI Overviews e AI Mode. Queste esperienze possono mostrare risposte generate e collegamenti a fonti che aiutano l'utente ad approfondire determinati argomenti.

Questo rafforza un principio già evidente da tempo: competere nella SERP non significa soltanto cercare di occupare una delle tradizionali dieci posizioni organiche. Per alcune ricerche il risultato testuale classico rimane centrale; in altre acquisiscono maggiore visibilità immagini, video, prodotti, mappe o sistemi AI.

È quindi più corretto ragionare in termini di presenza e visibilità nella SERP. È una distinzione importante anche quando l'obiettivo dichiarato è semplicemente essere più visibili su Google.

SERP e SEO sono la stessa cosa?

No. Questa è una confusione terminologica molto comune, ma qui è importante non allargare troppo il discorso. La SERP è la pagina dei risultati. La SEO riguarda invece attività, strategie e ottimizzazioni attraverso cui cerchiamo, tra gli altri obiettivi, di migliorare la presenza organica di un sito nei motori di ricerca. Abbiamo dedicato un approfondimento separato alla differenza tra SEO e SERP, proprio per evitare di confondere due termini strettamente collegati ma completamente differenti.

Per chi vuole iniziare dalla pratica, può essere utile anche la guida su come fare SEO su Google. Chi invece preferisce non gestire autonomamente analisi della SERP, ricerca keyword, contenuti, aspetti tecnici e monitoraggio può affidare queste attività a una strategia professionale di web marketing.

La definizione da ricordare, comunque, è semplice: SERP significa Search Engine Results Page ed è la pagina che un motore di ricerca costruisce in risposta alla query dell'utente. Capirne la struttura significa comprendere cosa vede realmente una persona prima ancora di entrare nel nostro sito. Ed è proprio lì, nella SERP Google, che siti, annunci, contenuti, prodotti e altri formati competono ogni giorno per ottenere attenzione e clic.

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