Come fare per aprire un sito web

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come aprire un sito web

Per aprire un sito web devi prima stabilire cosa dovrà fare, scegliere e registrare un dominio, decidere con quale tecnologia realizzarlo, predisporre l'infrastruttura necessaria, costruire pagine e contenuti, configurare sicurezza e tracciamenti, effettuare i test e infine pubblicarlo online. La procedura viene spesso riassunta con “compra dominio e hosting e installa un CMS”, ma per un progetto professionale è una semplificazione eccessiva. In alcuni casi, inoltre, non serve nemmeno acquistare separatamente un hosting, perché le piattaforme gestite includono già l'infrastruttura necessaria.

Se vuoi prima capire tecnicamente che cosa stiamo costruendo, puoi partire dalla nostra guida su cosa si intende per sito web. Qui affrontiamo invece il passaggio successivo: come passare da un'idea a un sito realmente pubblicato e utilizzabile. È possibile fare buona parte del lavoro autonomamente, soprattutto su progetti semplici. Se invece non vuoi occuparti di dominio, tecnologia, struttura, design, mobile, performance, tracciamenti e pubblicazione, Chebellagiornata offre servizi completi di sviluppo siti web e realizzazione siti web. I progetti possono essere realizzati anche con pagamento a rate, così l'investimento viene distribuito nel tempo invece di concentrarsi interamente nella fase iniziale.

1. Prima di aprire un sito web devi decidere cosa deve fare

Il primo passaggio non dovrebbe essere comprare un dominio e nemmeno scegliere il CMS. La prima domanda è: perché il sito deve esistere? Un professionista potrebbe aver bisogno soprattutto di presentare servizi e generare richieste di contatto. Un negozio fisico potrebbe voler mostrare prodotti, posizione e orari. Un'azienda strutturata potrebbe avere bisogno di pagine dedicate a diversi servizi, mercati e casi reali. Un'attività commerciale potrebbe invece voler vendere direttamente online.

Queste esigenze producono siti completamente differenti. Per un progetto estremamente semplice può essere sufficiente un sito one page. Quando servono più informazioni e una struttura più profonda si può passare a un sito vetrina o aziendale. Abbiamo già spiegato cosa si intende per sito vetrina: è una delle configurazioni più comuni per PMI e professionisti, ma non rappresenta l'unica possibilità. Se invece dobbiamo vendere prodotti, gestire pagamenti, clienti, ordini e cataloghi, stiamo progettando un e-commerce. E quando processi e integrazioni diventano particolarmente specifici può avere senso valutare uno sviluppo e-commerce custom. La tecnologia dovrebbe quindi essere scelta dopo aver definito il problema, non prima.

2. Scegliere e registrare il dominio

Una volta chiarito il progetto bisogna scegliere il dominio, cioè il nome attraverso cui gli utenti potranno raggiungere il sito. Per esempio:

azienda.it

oppure:

nomebrand.com

Il dominio non contiene fisicamente il sito. È un nome registrato all'interno del Domain Name System e successivamente collegato all'infrastruttura che deve rispondere quando qualcuno lo utilizza. ICANN spiega che la registrazione viene effettuata attraverso un registrar e che il registrante gestisce successivamente aspetti come rinnovo, trasferimento e impostazioni del dominio.

Per un sito aziendale presterei particolare attenzione a un elemento spesso sottovalutato: dominio e relativi accessi devono rimanere sotto il controllo dell'azienda. Se il dominio viene registrato da un fornitore, è importante sapere chi risulta registrante, dove vengono gestiti DNS e rinnovi, quali account possiedono l'accesso e come sarà possibile trasferirlo in futuro. Questa piccola precauzione evita uno dei problemi peggiori che possono emergere quando si cambia agenzia, sviluppatore o hosting.

3. Hosting: serve sempre comprarlo?

No. Dipende dalla tecnologia utilizzata. Con un'architettura tradizionale possiamo acquistare separatamente un servizio di hosting e installare al suo interno il software che gestirà il sito. Con una piattaforma completamente gestita, invece, hosting, infrastruttura, aggiornamenti di parte del sistema e distribuzione delle pagine possono essere già inclusi nel servizio. In un progetto custom possiamo infine utilizzare servizi cloud, server, database e CDN differenti, costruendo un'infrastruttura specifica.

Approccio Infrastruttura Gestione tecnica Quando può avere senso
CMS + hosting Hosting acquistato separatamente Maggiore controllo, ma anche più gestione Siti editoriali, aziendali e progetti relativamente standard
Piattaforma gestita Normalmente inclusa Molte componenti tecniche sono gestite dal provider Quando si privilegiano semplicità e rapidità operativa
Sviluppo custom Cloud/server configurati in base al progetto Elevata personalizzazione Processi, integrazioni e funzionalità particolari


Quando si sceglie l'infrastruttura bisogna valutare almeno affidabilità, performance, backup, scalabilità, sicurezza, supporto e costi ricorrenti. Dal punto di vista tecnico il browser deve riuscire, attraverso DNS e protocolli Web, a raggiungere il server corretto e ottenere le risorse necessarie. La guida How the web works di MDN descrive questo percorso tra browser, DNS, HTTP e server.

4. Scegliere tra CMS, piattaforma gestita e sviluppo custom

Dopo dominio e modello infrastrutturale arriva la scelta della tecnologia applicativa. Un CMS permette di creare e amministrare pagine, articoli, media e altri contenuti attraverso un backoffice. È particolarmente utile quando il sito dovrà essere aggiornato frequentemente anche da persone che non scrivono codice. Una piattaforma gestita riduce ulteriormente la quantità di attività tecniche da amministrare direttamente, in cambio di un ecosistema più controllato dal provider.

Uno sviluppo personalizzato diventa invece interessante quando il progetto non può essere rappresentato correttamente attraverso funzionalità standard. Abbiamo approfondito proprio questo punto nell'articolo dedicato allo sviluppo di siti custom: custom non significa necessariamente “scrivere ogni singola funzione da zero”, ma progettare tecnologia e processi intorno alle esigenze effettive del progetto.

La scelta dovrebbe dipendere da almeno quattro fattori: funzionalità richieste, frequenza degli aggiornamenti, competenze disponibili internamente e possibile evoluzione futura. Un errore frequente consiste nel scegliere una piattaforma perché “la usano tutti” e scoprire soltanto dopo che non gestisce bene il proprio processo.

5. Progettare struttura e contenuti prima della grafica

A questo punto possiamo iniziare a progettare il sito, ma non partirei immediatamente dal colore dei pulsanti o dal template. Prima serve una architettura delle informazioni. Bisogna capire quali informazioni deve trovare l'utente e in quale ordine. Un sito aziendale potrebbe avere, per esempio:

Home
Chi siamo
Servizi
  ├── Servizio A
  ├── Servizio B
  └── Servizio C
Progetti
Blog
Contatti

Non è una struttura universale. Serve soltanto a mostrare che il sito dovrebbe essere progettato come un percorso e non come una collezione casuale di pagine. È anche qui che si decide se è sufficiente un sito molto compatto oppure se serve una struttura più profonda. I vantaggi di un sito vetrina, per esempio, diventano maggiori quando il sito riesce a spiegare chiaramente chi è l'azienda, cosa offre e quale azione deve compiere l'utente.

Dopo l'architettura arrivano i contenuti: testi, fotografie, video, documenti, informazioni aziendali, call to action e materiali commerciali. Il contenuto non dovrebbe essere ciò che inseriamo alla fine per riempire il template. È una delle parti centrali del progetto.

6. Sviluppare il sito e configurare la parte tecnica

Solo ora inizia la vera implementazione. Si costruiscono layout e componenti, si configurano CMS o applicazione, vengono inseriti contenuti e vengono collegate le diverse parti dell'infrastruttura.

Tra le configurazioni tecniche normalmente necessarie troviamo dominio e DNS, HTTPS e certificato SSL, eventuali account email, backup, gestione degli aggiornamenti, responsive design, ottimizzazione delle immagini, moduli di contatto, sistemi antispam, tracciamenti e gestione degli errori.

È buona pratica sviluppare i progetti più articolati in un ambiente di staging, cioè una versione non pubblica utilizzata per costruire e testare il sito prima di sostituire quello realmente visibile agli utenti. Questo diventa particolarmente importante quando stiamo rifacendo un sito già esistente: non vogliamo modificare direttamente l'ambiente pubblico mentre utenti e clienti lo stanno utilizzando.

7. Privacy, cookie e raccolta dei dati

Aprire un sito web significa spesso anche iniziare a raccogliere informazioni. Un semplice form di contatto può raccogliere nome, email e telefono. Un sistema di analytics può registrare dati sull'utilizzo. Un e-commerce gestisce un volume ancora maggiore di informazioni e processi.

Per questo privacy e gestione dei cookie non dovrebbero essere affrontate il giorno dopo la pubblicazione. La configurazione corretta dipende da strumenti utilizzati, tipologie di dati e finalità del trattamento. In Italia il Garante per la protezione dei dati personali raccoglie linee guida, FAQ e provvedimenti dedicati a cookie e altri strumenti di tracciamento.

In particolare, l'utilizzo di cookie o strumenti non strettamente tecnici richiede valutazioni differenti rispetto a un sito che utilizza esclusivamente strumenti necessari al funzionamento. Su progetti aziendali importanti è quindi opportuno far verificare gli aspetti legali e privacy da professionisti competenti, evitando di limitarsi a copiare informative da un altro sito.

8. Cosa controllare prima di mettere online il sito?

Prima della pubblicazione effettuerei almeno questa verifica finale:

  1. dominio e DNS: controllare che siano disponibili e correttamente configurati;
  2. HTTPS: verificare che tutte le pagine vengano servite attraverso connessione sicura;
  3. mobile: testare realmente sito, menu, moduli e pulsanti da smartphone;
  4. browser: verificare almeno i principali browser e differenti dimensioni dello schermo;
  5. form: inviare richieste di prova e controllare che le email arrivino realmente;
  6. link: eliminare collegamenti rotti, pagine mancanti e pulsanti senza destinazione;
  7. contenuti: verificare testi, recapiti, immagini, prezzi e informazioni societarie;
  8. performance: controllare immagini troppo pesanti, risorse inutili e caricamenti anomali;
  9. privacy e tracciamenti: verificare banner, informative e strumenti effettivamente installati;
  10. backup: predisporre un sistema di recupero prima ancora di averne bisogno.

Se stiamo sostituendo un vecchio sito bisogna aggiungere un altro controllo fondamentale: mappare le vecchie URL e predisporre correttamente eventuali redirect verso le nuove. La pubblicazione non dovrebbe quindi essere il momento nel quale “proviamo se funziona”. Dovrebbe essere il momento nel quale rendiamo pubblico qualcosa che abbiamo già testato.

9. Come si pubblica materialmente un sito web?

La procedura finale cambia in base alla tecnologia scelta. Su una piattaforma gestita può essere sufficiente collegare il dominio personalizzato e rendere pubblico il progetto. Su un CMS ospitato autonomamente bisogna invece avere applicazione e database sul server e configurare il dominio affinché il DNS indirizzi verso quell'infrastruttura.

Su un progetto custom possiamo avere processi di deploy automatizzati che pubblicano nuove versioni dell'applicazione attraverso ambienti distinti. Il principio rimane però lo stesso: il dominio deve indirizzare l'utente verso l'infrastruttura che contiene o genera il sito, e il server deve essere in grado di restituire correttamente la pagina richiesta.

Quando il DNS viene modificato può inoltre essere necessario attendere la propagazione delle nuove configurazioni. Dopo il passaggio definitivo conviene effettuare nuovamente i controlli sui moduli, HTTPS, pagine principali e sistemi di misurazione.

10. Un sito non è finito quando viene pubblicato

Questo è probabilmente il passaggio più importante per un progetto aziendale. Un sito viene spesso trattato come un prodotto che viene costruito, consegnato e dimenticato. In realtà software, browser, CMS, plugin, servizi esterni e comportamenti degli utenti continuano a cambiare. Dopo la pubblicazione bisogna quindi prevedere almeno aggiornamenti, backup, sicurezza, monitoraggio, correzione degli errori e aggiornamento dei contenuti.

Successivamente possiamo intervenire anche sull'efficacia: quali pagine vengono visitate, quali moduli vengono compilati, dove gli utenti abbandonano e quali sezioni potrebbero essere migliorate. È proprio per questo che aprire un sito web non equivale semplicemente a “metterlo online”. La pubblicazione è l'inizio della fase operativa, non la fine del progetto.

Aprire un sito web da soli o affidarsi a un professionista?

Per un progetto personale o sperimentale può essere molto utile fare tutto autonomamente. Permette di imparare dominio, CMS, contenuti e gestione tecnica senza grandi vincoli. 

Quando il sito rappresenta invece un'azienda, genera richieste commerciali o deve supportare campagne e processi interni, bisogna valutare anche il costo del tempo e degli errori. Realizzare autonomamente una homepage è relativamente semplice. Più complesso è coordinare architettura, UX, mobile, contenuti, dominio, DNS, sicurezza, email, backup, privacy, tracciamenti, integrazioni e manutenzione.

Se il dubbio è soprattutto economico, abbiamo già analizzato il costo di un sito vetrina e i principali fattori che determinano il preventivo. Esiste inoltre una terza possibilità tra “faccio tutto da solo” e “pago tutto immediatamente”: realizzare un sito web a rate.

Chebellagiornata propone infatti diverse soluzioni di sviluppo con pagamento dilazionato. Questo permette di aprire un sito professionale subito, distribuendo il costo nel tempo e senza essere costretti a eliminare parti importanti del progetto soltanto per ridurre l'investimento iniziale.

Quanto tempo serve per aprire un sito web?

Non esiste un tempo standard. Una semplice pagina unica con testi e materiali già disponibili può essere relativamente rapida da realizzare. Un sito aziendale con più servizi richiede maggiore progettazione. Un e-commerce deve aggiungere catalogo, pagamenti, spedizioni, configurazioni e test. Un portale custom può richiedere analisi, prototipazione e diversi cicli di sviluppo.

Il fattore che spesso rallenta maggiormente un progetto non è nemmeno il codice, ma la mancanza di decisioni iniziali: testi non pronti, fotografie assenti, struttura che cambia continuamente e funzionalità definite durante lo sviluppo. Per questo un buon progetto parte da un perimetro chiaro.

Quando invece esigenze e processi richiedono qualcosa che le soluzioni standard non riescono a rappresentare, allora ha senso valutare lo sviluppo di un sito custom, accettando però un processo progettuale più articolato.

Quindi, come fare per aprire un sito web?

Il percorso corretto può essere riassunto così: definisci l'obiettivo → scegli la tipologia di sito → registra il dominio → scegli tecnologia e infrastruttura → progetta struttura e contenuti → sviluppa → configura sicurezza e privacy → testa → pubblica → mantieni e migliora il sito nel tempo.

Dominio e hosting sono soltanto due pezzi del sistema. Il risultato finale dovrebbe essere una piattaforma della quale conosci accessi, proprietà, costi e tecnologia e che possa continuare a crescere insieme all'attività. Se vuoi gestire personalmente il progetto, questo schema ti permette di affrontare le decisioni nell'ordine corretto. Se invece vuoi partire con una soluzione professionale già progettata, puoi confrontare le nostre proposte di creazione siti web: dal progetto essenziale fino a strutture aziendali più articolate, con possibilità di pagamento anche a rate.

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